giovedì 20 febbraio 2014

"LA SIOLA D'ORO" 2007 JOAN SUTHERLAND

- La Siola D’Oro -


Premio alla carriera a Joan Sutherland

22 maggio 2007 Teatro Comunale di BOLOGNA


Interpreti:
Soprano: SCILLA CRISTIANO
Pianoforte: M° Dragan Babic.

E’ curioso venire a sapere che Siola, nomignolo di sapore dialettale, indica una rondinella di mare nota sulle spiagge della riviera romagnola. Ecco spiegate le origini dell’Associazione ‘La Siola D’Oro’, voluta e costituita a Gatteo nel 1983 per opera di un gruppetto di appassionati intenditori d’opera lirica. L’intenso lavoro a cui tutt’oggi si dedicano ci lascia ben intendere che oltre a preservare il ricordo del soprano Lina Pagliughi, finalità principale è stimolare l’entusiasmo per questo genere musicale, diffondendo in tal modo l’arte del belcanto. Infatti, a recital, concerti per solisti ed orchestre, si aggiungono quelli di musica lirica, jazz e corali; ed è davvero piacevole ascoltare l’interpretazione di significativi repertori classici sempre in auge.
Il 22 maggio 2007(anno del Centenario della nascita del soprano Lina Pagliughi), al Teatro Comunale di Bologna, è stata premiata alla carriera il soprano Joan Sutherland. Ad esibirsi in suo onore viene chiamata il soprano lirico di coloratura SCILLA CRISTIANO, che ha interpretato brani tratti dal repertorio belcantistico che ha caratterizzato il grande soprano australiano, accompagnata al pianoforte dal M° Dragan Babic.
La Sutherland si commuove quando proiettano un video di saluto registrato appositamente da Pavarotti per l'occasione e si dice impaziente di ascoltare la voce di chi dovrà cantare per lei a conclusione della serata.
Il giovane Soprano Scilla Cristiano ha avuto il coraggio di cantare in presenza della Sutherland nientemeno che:
- Je veux vivre
- Care compagne...Come per me sereno... più cabaletta relativa
- O luce di quest'anima
- l'aria di Pamina
- il valzer di Musetta
Riscuotendo applausi calorosi dal pubblico presente al Teatro Comunale di Bologna.
 


 

"28° EDIZIONE PREMIO MATASSA D'ORO 2009"

- 28° Edizione Premio Matassa D'Oro -

Premio Matassa D'Oro al baritono Roberto Servile

Ottobre 2009 Teatro Comunale di Carpi (MO)

 

Interpreti:

Baritono: ROBERTO SERVILE Premio Matassa d'Oro
Soprano: SCILLA CRISTIANO
Tenore: ANDREA GIOVANNINI
Mezzosoprano: ANNA MALVISI
Arpa: M° ANDREA BURANI

Pianoforte: M° PAOLO ANDREOLI



"OPERA FESTIVAL CARMINA BURANA" 2009/20010

- Opera Festival Carmina Burana -


Cantiones profanae per soli, coro e strumenti dai Codex Latinus Monacensis. Musica di Carl Orff (versione per 2 pianoforti e percussioni)


Luglio 2009 Giardini Di Boboli (FI) Abbazia di San Galgano (SI)

Agosto 2010 Abbazia di San Galgano (SI) Giardini Di Boboli (FI)


Interpreti:
Soprano SCILLA CRISTIANO
Controtenore NICOLA MARCHESINI
Baritono NICOLO’ AYROLDI
Coro di voci bianche e Coro dell’Opera Festival
direttore M° Maurizio Preziosi
Pianoforti: Claudia Gori e Viviana Apicella
Percussioni: Luca Marino, Federico Poli,
Giorgio Ribechini, Fabio Rogai.
Timpani: Vittorio Ferrari

I Carmina Burana sono uno dei più importanti documenti poetici e musicali del Medioevo, raccolti nel Codex Latinus Monacenis. Il termine Carmina Burana fu introdotto dallo studioso Johannes Andreas Schmeller nel 1847 in occasione della prima pubblicazione del manoscritto. I testi originali sono inframmezzati da notazioni morali e didattiche, come si usava nel primo Medioevo, e la varietà degli argomenti (specialmente religioso e amoroso ma anche profano e licenzioso) e delle lingue adottate, riassume le vicende degli autori, i clerici vagantes altrimenti detti goliardi che  usavano spostarsi tra le varie nascenti università europee assimilandone lo spirito più concreto e terreno. Tutte le liriche erano destinate al canto ma gli scrivani del tempo non riportarono sempre la notazione musicale anche se un gran numero furono ricavabili da altri manoscritti. Nulla però si sapeva sugli strumenti da impiegare, il che lasciò spazio ad una notevole libertà interpretativa.
 Quest’opera quindi è diventata quello che tutti sappiamo grazie al lavoro  minuzioso  realizzato da Carl Orff nel 1937 che non si attenne alle indicazioni contenute nel codice e reinterpretò la musica di allora, appoggiandosi su questi testi medievali in parte modificati, alla ricerca di una sonorità che “sembrasse” il più medievale possibile. Un’opera prettamente “di finzione” dunque ma che non toglie nulla al valore artistico di un capolavoro senza tempo, che ha riscosso e continua a riscuotere ancora oggi un successo travolgente.
“Nella suggestiva cornice dell’Abbazia di San Galgano l’esecuzione en plein air dei notissimi Carmina Burana di C. Orff. Il soprano Scilla Cristiano, oltre a sfoggiare un timbro luminoso e molto espressivo, è stata un’interprete languida e voluttuosa.”(Davide Oliviero – GBopera.it, Agosto 2010)





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"CONCERTO OMAGGIO A MARIA CALLAS" 2011

- Concerto "Omaggio" A Maria Callas -

Dicembre 2011 LAVAL Mayenne Francia


Interpreti:
SCILLA CRISTIANO
Anna Pirozzi
Nadia Vezzù
M° Gioele Muglialdo

Presidente dell'Accademia Lirica "de Pays-de-la-Loire" Michele Nigro


Hommage à Maria Callas par l'Academie Lyrique des Pays-de-la-Loire au Théâtre de Laval

“...400 mèlomanes ont apprécié le talent de Scilla Cristiano soprano lyrique de colorature. Elle s’est approchée tout d’abord à Bellini et La Sonnambula, Donizetti et Lucia di Lammermoor, Gounod et Roméo et Juliette, Le Rigoletto pour terminer sur Louise de Charpentier. Le soprano fait preuve d’une grande facilité à monter dans les aigus ainsi que d’une valide capacité d’interprétation...” (Le Courrier de la Mayenne, Décembre 2011)







martedì 18 febbraio 2014

"LE DONNE DI MOZART" 2010/11/12

- Le Donne di Mozart -

 di Alessandro Tampieri

 Interpreti:
SCILLA CRISTIANO
M° Claudio Javier Pollacchini
Alessandro Tampieri
 

Regia: A. Tampieri

Bologna, Parma, Modena, Cento (FE), Tezze sul Brenta (VI) 2010-2011-2012



Le Donne di Mozart nasce come omaggio alla vita e alle opere del celebre musicista nel 250° anniversario della sua nascita. Non un concerto antologico di brani più o meno noti intervallati da dati storici, ma un vero e proprio spettacolo, che unisce l’agilità d’allestimento propria di un recital a una drammaturgia e regia più articolate. Sul palco una cantante, un musicista e un attore che superando la specificità del loro ruolo, si prestano ad un gioco delle parti in un susseguirsi di scene e controscene. Dunque non un semplice pianista accompagnatore, ma anche un giovane Mozart alle corti d’Europa piuttosto che un vecchio servo di famiglia; non un presentatore a introdurre i brani, ma un narratore che dialoga con il pubblico per poi rompere la staticità del leggio e trasformarsi in personaggio teatrale; e ancora un soprano che non solo dà voce alle eroine mozartiane, ma che veste di volta in volta i panni delle donne più importanti nella vita del compositore. Lo spettacolo suddiviso in sei quadri ripercorre la biografia dell’artista dai primi ricordi di un’infanzia gloriosa fino al tragico e prematuro declino, alternando momenti comici a momenti più intimi, riportati spesso in prima persona dalle parole dello stesso Mozart.  

Ritratti graffianti del mondo circostante, aneddoti del bambino prodigio, divertenti giochi di parole, e ancora lettere erotiche decisamente esplicite unite alle riflessioni di un animo sensibile e spirituale. Testimonianze tutte di una personalità geniale non solo nella musica ma anche nella scrittura. Ognuno dei celeberrimi personaggi delle opere liriche trova così corrispondenza negli affetti privati del musicista, forse meno noti, ma ugualmente significativi: la complicità scherzosa con la sorella Nännerl e il gioco malizioso di Despina; la preghiera di Pamina e il ricordo della madre scomparsa; la passione giovanile per la cugina Bäsle e le lusinghe amorose di Susanna; la delusione sentimentale verso il soprano Aloysia e le pene d’amore di Donna Anna; le ingerenze della suocera Madame Weber e la dispotica Regina della Notte. La trama si costruisce via via così tra pagine musicali e pagine di vita.



Brochure on line: "LE DONNE DI MOZART"


mercoledì 12 febbraio 2014

"LA MALEDIZIONE il racconto del buffone e di sua figlia" 2013

- LA MALEDIZIONE
Il racconto del buffone e di sua figlia Gilda -


Un "racconto" d'opera tratto dal "Rigoletto" di Giuseppe Verdi .

 - Bologna Oratorio San Filippo Neri

- Casalecchio di Reno Teatro Pubblico

- Budrio

- Pieve di Cento

- Cento

- Bondeno


Marzo, Aprile, Giugno, Luglio  2013


Gilda: SCILLA CRISTIANO
Gabriele Duma e Antonella Franceschini
Rigoletto: Stefano Fagioli
Duca di Mantova Domenico Peronace
Maddalena Beibei Li

Direzione musicale e pianoforte Aurelio Scotto
Musica di Giuseppe Verdi e Aurelio Scotto
Composizione elettronica Stefano Diso
Percussioni Federico Lolli
Fonica e luci Roberto Passuti

Testo e regia Gabriele Duma
Testo, scene e costumi Andrea Stanisci

Regia: Gabriele Duma

Attraverso una rappresentazione che alterna il canto a parti recitate, con la presenza di brani tratti dal dramma di Victor Hugo che ispirò Verdi (Le roy s'amuse), Rigoletto e Gilda (SCILLA CRISTIANO) danno vita ad una narrazione che possiede i tratti di una passione profana, scandita da stazioni, percorsa da simboli e misteri.
Le preziose pagine dell'opera (arie, duetti, quartetto), riproposte integralmente, sono incastonate in un racconto musicale contemporaneo, affidato a pianoforte, percussioni e musica elettronica.
Un'occasione di riflessione, oltre che sul melodramma e sulla drammaturgia musicale verdiana, sui tanti temi che il Rigoletto propone: bellezza, giustizia, potere, libertà, amore filiale, narrati per contrasto attraverso la deformità, l’ingiustizia, la sottomissione, l’oppressione, l’educazione cattiva, in uno spettacolo teso a rendere contemporanea l’esperienza dell’opera, senza snaturare i linguaggi tradizionali.

CONCERTO DI CAPODANNO 2013

- Concerto di Capodanno - 


Gennaio 2013  PalaBorgatti di Cento (FE)


Inerpreti:

SCILLA CRISTIANO
S. Maiardi
G. Pasolini
A. Ramin

Orchestra Città di Ferrara
Direzione M° A. Salvagno 





"L'ELISIR D'AMORE" 2007

- L'Elisir d'Amore -

L'elisir d'amore è un'opera in due atti di Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani.

Vincitrice Ruolo ADINA per As.Li.Co

- Montichiari teatro sociale Bonoris
- Casalpusterlengo teatro Comunale
- Crema teatro San Domenico
- Lecco teatro Sociale
- Gallarate teatro Condominio Vittorio Gassman
- Stradella teatro Sociale
- Como teatro Comunale


marzo aprile maggio 2007


Adina: Scilla Cristiano
Nemorino: Fabrizio Mercurio
Belcore: Gezim Myshketa
Dulcamara: Omar Montanari
Giannetta: Marta Calcaterra

amiche di Giannetta: Roberta Baiguera,
Ilaria Zanetti,
Arianna Pollini,

Ivana Franceschini
Orchestra 1813


Direttore: Matteo Beltrami
Regia: Stefano Monti

12 febbraio 2007
Un vero “Elisir d’amore”: Casale stregata dall’Opera
A sottolineare, appuntare, commentare l’intero snodarsi degli episodi, è qui l’orchestra, strabiliante esempio di sapienza compositiva dalla cui modernità e capacità di sintesi il giovane Verdi trarrà preziosi insegnamenti. Una compagine strumentale qui ridotta al minimo, una ventina di elementi in tutto condotti con spericolata vitalità da un bravissimo Giulio Prandi: sotto il suo gesto colto e sempre plastico, questa compagine di valorosi ragazzi ha respirato e fraseggiato con gusto sopraffino, sfumato i colori fino a farsi puro fondale sonoro, riemergendo imperiosa ad ogni cambio di situazione, suonando senza risparmio















































“... spigliata e matura Adina dal timbro gradevole, facile e sicura nell’acuto pepata e civetta quanto basta per far perdere la testa ai sempliciotti e non solo...” (Claudia Mambelli - L’Opera, Giugno 2007)




lunedì 10 febbraio 2014

"IL MAGICO ELISIR" 2013


- Il Magico elisir -

Il Magico elisir è tratto dall'opera in due atti di Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani.


Dicembre 2013 Teatro Comunale Maggio Fiorentino di Firenze

Ottobre 2013 Teatro Goldoni di Firenze 



Cantanti: Adina - SCILLA CRISTIANO, Cosimo Vassallo, Nicolò Ayroldi, Giorgio Gatti
Attori: Michele Monasta, Chiara Casalbuoni, Niccolò Franchi, Cecilia Russo
Musicisti: Pianoforte – Loris Dileo, Percussioni – Sergio Odori, Tromba – Matteo Spolveri
Maestro del coro: Ania Leia Rufo
Coro delle voci bianche della scuola d’Istruzione Secondaria di primo grado dell’Istituto San Giuseppe di Firenze.
Movimenti scenici: Daniele Bacci
Regia e scrittura scenica:  Manu Lalli




 Il capolavoro di Donizetti viene riproposto per i più piccoli nella prestigiosa cornice del Teatro Comunale di Firenze: le vicende di Adina (SCILLA CRISTIANO), Nemorino, Belcore e primo fra tutti Dulcamara, vero protagonista di questa versione dell’opera, saranno interpretate da giovani cantanti insieme a simpaticissimi attori che illustreranno e racconteranno attraverso gag e accelerazioni narrative i fondamentali momenti dell’opera. Una produzione che intende coinvolgere al massimo grado il pubblico di piccoli e grandi. Estremamente suggestivo e divertente il racconto di Elisir, fatto di leggerezza, ironia, ma anche passione e sentimento, centrato su temi che molto hanno a che fare con i timori e le aspettative di un pubblico giovane: l’autostima, le incertezze dei sentimenti e l’oltranza con la quale vengono vissuti, la voglia di credere per forza in qualcuno (che magari si rivelerà un ciarlatano) o in un mezzo magico che di colpo realizzi i nostri sogni.






"IL FLAUTO MAGICO" 2008/09/10

- Il Flauto Magico -

Il flauto magico (K 620), titolo originale Die Zauberflöte, è un Singspiel in due atti musicato da Wolfgang Amadeus Mozart, su libretto di Emanuel Schikaneder e con il contributo di Karl Ludwig Giesecke.


Abbazia di San Galgano (SI)
Giardini di Boboli (FI)
Luglio 2008/09/10


Sarastro: Carlo Malinverno/Abramo Rosalen
Tamino: Luca Canonici
Regina della notte: Natalia Lemercier/Claudia Polito
Pamina: SCILLA CRISTIANO
Papageno:Francesco Facini


Direttore: Bruno Nicoli/Gianluca Marcianò
Regia: Aldo Tarabella

Atto Primo - Un paesaggio montuoso, con un tempio sullo sfondo in un Egitto immaginario. Il principe Tamino, disarmato, è inseguito da un serpente; sfinito, cade svenuto... Dal tempio escono tre dame velate che uccidono il serpente e, dopo aver ammirato la bellezza del volto del giovane principe, si allontanano per informare della sua presenza la loro signora, la Regina della Notte. Tamino, ripresi i sensi, crede di dovere la propria salvezza a Papageno, un uccellatore vagabondo vestito di piume, sopraggiunto nel frattempo. Ma Papageno è subito smascherato e punito per la sua menzogna dalle tre dame, che gli chiudono la bocca con un lucchetto d’oro e mostrano al principe il ritratto di Pamina (SCILLA CRISTIANO), figlia della Regina della Notte: il giovane se ne innamora all’istante.Con fragore di tuono appare la Regina della Notte, che spiega a Tamino come la figlia sia stata rapita da un malvagio di nome Sarastro e supplica il principe di liberarla, promettendogliela in sposa. Le dame donano al giovane, che si è offerto di salvare Pamina, un flauto d’oro incantato. A Papageno, liberato dal lucchetto, consegnano invece un carillon magico e gli ordinano di accompagnare Tamino nell’impresa. Sala nel palazzo di Sarastro.
Pamina, che ha tentato di fuggire per sottrarsi alle insidie del moro Monostatos, aiutante di Sarastro, è stata nuovamente catturata. Sopraggiunge Papageno, che involontariamente mette in fuga Monostatos, spaventato dal suo strano aspetto. Papageno rivela alla fanciulla di essere stato inviato dalla Regina della Notte, insieme a un giovane principe che l’ama. I due, pieni di speranza, esprimono la loro fede nella forza dell’amore. Guidato da tre fanciulli, Tamino giunge dinanzi a tre templi: se l’accesso al tempio della Ragione e a quello della Natura gli viene impedito, si schiude la porta del tempio della Sapienza. Un sacerdote spiega a Tamino che Sarastro non è un essere malvagio e che Pamina è stata allontanata dalla madre per profondi e imperscrutabili motivi. Rimasto solo, Tamino si domanda se la giovane sia ancora in vita. Un coro invisibile risponde di sì. Risollevato, il giovane comincia a suonare il flauto e subito sbucano dal bosco gli animali resi mansueti dal suono dello strumento. Da poco lontano Papageno risponde con il suo zufolo al richiamo del flauto. Il carillon magico di Papageno obbliga Monostatos e alcuni servi, che stavano per catturarlo insieme alla fanciulla, a danzare e marciare come per magia. Sopraggiunge Sarastro con il suo seguito. La giovane implora perdono per la fuga, ma Sarastro si rifiuta di lasciar tornare Pamina dalla madre. Tamino viene trascinato da Monostatos al cospetto di Sarastro. Il principe e Pamina si riconoscono al primo sguardo e si abbracciano. Sarastro ordina che Monostatos venga punito per aver insidiato la fanciulla e fa condurre Tamino e Papageno al tempio degli iniziati.
Atto Secondo - Sarastro chiede ai sacerdoti degli iniziati di accogliere Tamino nel tempio, dove verrà sottoposto alle prove che gli consentiranno di appartenere alla schiera degli eletti e di sposare Pamina: la richiesta viene accolta e tutti invocano Iside e Osiride affinché donino alla nuova coppia spirito di saggezza. Tamino è condotto nell’atrio del tempio per essere sottoposto alla prima prova: mantenere il silenzio qualunque cosa accada. Da parte sua, Papageno si mostra spaventato e recalcitrante. Si lascia convincere dalla promessa di ottenere finalmente una compagna. I tentativi delle tre dame, inviate dalla Regina della Notte per costringerli a parlare, sono respinti, e alla prima prova superata Monostatos si avvicina furtivamente a Pamina addormentata: vorrebbe baciarla, ma è cacciato dalla Regina della Notte che, porgendo un pugnale alla figlia, le ordina di vendicarla uccidendo Sarastro. Monostatos, non visto, ha ascoltato tutto e minaccia di rivelare l’intrigo qualora Pamina non acconsenta alle sue brame. Ma giunge in tempo Sarastro, che dopo aver scacciato Monostatos si rivolge a Pamina spiegandole che solo l’amore, non la vendetta, conduce alla felicità. Sala del tempio. Tamino e Papageno sono invitati dai sacerdoti a rimanere ancora in silenzio.
Papageno inizia a conversare con una vecchia che scompare non appena egli le domanda quale sia il suo nome. Ricompaiono i tre fanciulli, che recano, insieme agli strumenti di Tamino e Papageno, una tavola imbandita. Mentre Papageno è felice di mangiare e bere, Tamino suona tristemente il suo flauto. Sopraggiunge Pamina, ma l’amato Tamino non può rispondere alla sua gioia di rivederlo. Disperata, Pamina crede di non essere più amata e si augura la morte. Antro delle piramidi. Sarastro esorta i due innamorati a pazientare, giacché altre prove li attendono. Al suono del carillon, Papageno medita sulla sua solitudine e sul suo desiderio di incontrare finalmente una donna che sia fatta per lui. Riappare la vecchia, che cela in realtà la bella Papagena. Quando Papageno cerca di abbracciarla, la giovane scompare. Un giardino. Pamina, credendosi abbandonata da Tamino, tenta di uccidersi, ma è salvata dai tre fanciulli, che la rassicurano sui sentimenti dell’amato. Paesaggio montuoso. Tamino è scortato nel frattempo da due armigeri che lo conducono alle prove supreme del fuoco e dell’acqua, e poco dopo Pamina si unisce a loro. Al suono del flauto magico, le prove sono superate con successo. Ma Papageno è disperato perché Papagena è scomparsa. I tre fanciulli gli suggeriscono di suonare il carillon magico e così la fanciulla riappare. Nella scena conclusiva Monostatos, la Regina della Notte e le tre dame meditano di uccidere Sarastro e di prendere così il sopravvento sugli iniziati, ma sono subito travolti e vinti. Tutta la scena è invasa dalla luce del sole. Sarastro e i sacerdoti celebrano la vittoria della luce sulle tenebre.


“...Vera rivelazione Scilla Cristiano, Pamina ora dolce ora drammatica ora sicura nel raggiungimento dell'amore supremo, in magnifici duetti sia con l'amato Tamino, il superbo tenore Luca Canonici, sia nell'inneggiare all'amore coniugale con l'uccellatore Papageno.” (Samantha Russotto - Redazione Giornalistica Autogestita, Luglio 2008) 

video delle prove del Flauto Magico a San Galgano 

"UN BALLO IN MASCHERA" 2011

- Un ballo in maschera -

Un ballo in maschera è un'opera di Giuseppe Verdi su libretto di Antonio Somma, a sua volta tratto dal libretto di Eugène Scribe per Daniel Auber "Gustave III, ou Le Bal masqué" (1833).

Teatro Rossini Lugo (RA)
Novembre 2011

Riccardo: Giorgio Casciarri
Renato: Mauro Augustini
Oscar: SCILLA CRISTIANO
Amelia: Raffaella Battistini
Ulrica: Cristina Guarino
Silvano: Gianluca Monti
Samuel: Luca Gallo
Tom: Antonio Mariani


Direttore: Fabrizio Milani
Regia: Francesco Fiori


Atto primo- Il Conte Riccardo è il saggio e illuminato governatore della colonia inglese di Boston, sotto il regno di Carlo II. Un piccolo gruppo di congiurati, guidati da Samuel e Tom, sta tramando contro di lui. Riccardo ama – segretamente corrisposto – Amelia, moglie del creolo Renato, suo segretario ed amico carissimo.
Un giudice chiede a Riccardo di firmare l'atto di condanna all'esilio della maga Ulrica, ma il governatore per burlarsi di lei preferisce conoscerla di persona. Si reca quindi travestito da pescatore nel suo antro, accompagnato da Oscar (SCILLA CRISTIANO) - il giovane paggio che gli sta sempre accanto - e da un gruppo di amici, chiedendole di predirgli il futuro. La profezia è infausta: tra breve egli sarà ucciso da un amico che sarà anche la prima persona che gli stringerà la mano, cosa che tra i presenti nessuna osa fare. L'arrivo di Renato e la sua amichevole stretta di mano sembrano tuttavia fugare ogni timore.
Nel frattempo anche Amelia, divisa fra l'amore e il dovere coniugale, si reca nell'abituro della maga e, senza sapere che Riccardo la sta ascoltando, le chiede una pozione che le renda la pace perduta. Ulrica le consiglia di recarsi a mezzanotte in un campo malfamato nei dintorni di un cimitero, dove potrà raccogliere un'erba magica.
Atto secondo - È notte. Riccardo raggiunge Amelia nel campo solitario e, durante un colloquio serrato, le strappa la confessione del suo amore. La passione sta per travolgere i due innamorati, quando di lontano si vede sopraggiungere Renato, sulle tracce dei congiurati che stanno per tendere un agguato al Conte. Renato non riconosce la moglie, che si è coperta il volto con un velo, ed esorta l'amico a fuggire. Riccardo accetta dopo aver ottenuto da Renato la solenne promessa che riaccompagnerà la donna velata fino alle porte della città, senza mai rivolgerle la parola.
Sopraggiungono i congiurati che, delusi nel trovare il segretario in luogo del governatore, vogliono almeno scoprire il volto della misteriosa donna. Renato si oppone, mettendo la mano alla spada, e Amelia, frapponendosi per evitare il duello, lascia cadere il velo. La vista della moglie lascia Renato di sasso e desta l'ilarità nei congiurati, che scherzano pesantemente sulla situazione. Renato decide di convocarli nella sua casa per allearsi con loro. Quindi – senza più rivolgerle lo sguardo – riconduce Amelia in città.
Atto terzo - È il nuovo giorno. Renato è deciso ad uccidere Amelia e lei gli chiede per pietà materna di concederle solo di salutare il suo amato figlio. Renato glielo accorda, ma nel suo fremente animo sopraggiunge il pensiero che non è il sangue della sua sposa a dover scorrere. Sopraggiungono Samuel e Tom e Renato si accorda con loro per uccidere il Conte. Obbliga quindi Amelia ad estrarre da un'urna il nome dell'assassino, e la donna, sconvolta, estrae proprio quello del marito. Giunge Oscar recando l'invito ad un ballo in maschera «splendidissimo» che si terrà nel palazzo del Conte.
Riccardo, ormai deciso a rinunciare al suo amore impossibile, firma l'ordine di rimpatrio in Inghilterra per Amelia e Renato, prima di recarsi alla festa. Con un'astuzia Renato riesce a farsi descrivere da Oscar il costume del governatore e, proprio mentre Amelia sta scambiando l'ultimo addio con l'uomo amato scongiurandolo di fuggire via, Renato gli si avvicina mascherato e lo trafigge con un pugnale. Riccardo muore fra la disperazione dei suoi sudditi, dopo aver ribadito di fronte a tutti l'innocenza di Amelia e perdonato magnanimamente il suo assassino.


“Deliziosa è l’immagine che la giovane Scilla Cristiano fa del paggio Oscar, sfoggiando un canto vibrante e brioso ed elegante, senza alcuna smanceria.” (Claudia Mambelli – L’Opera, Febbraio 2012)

"DON GIOVANNI" 2011

- Don Giovanni -

Melodramma giocoso in due atti di W. A. Mozart

libretto di L. Da Ponte


Zeltpalast Merzig (Germania)
Luglio/Agosto 2011


Don Giovanni: Reuben Willcox / Daniel Golossov
Leporello: Hye-Soo Sonn
Donna Elvira: Susanne Geb
Donna Anna: Larissa Krokhina
Don Ottavio: Philippe Talbot
Zerlina: SCILLA CRISTIANO
Masetto: Sebastian Kroggel
Il Commendatore: Michael Haag

Orchestra Sinfonica Nazionale di Minsk
Direttore: Daniel Raiskin
Regia: Aurelia Eggers





“...und wohl kaum ein Zuschauer, der nicht mit der süßen Zerlina (Scilla Cristiano, so zart aber stimmlich gewaltig) litt.” (Angelina Brinkmann – Bild Saarland, August 2011)
Zeltpalast Merzig


 



 

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"LA SERVA PADRONA" 2009

- La Serva Padrona -


La serva padrona è un celebre intermezzo buffo di Giovan Battista Pergolesi. Composta su libretto di Gennaro Antonio Federico


Teatro Grazia Deledda di Paulilatino (OR)
Dicembre 2009

Serpina: SCILLA CRISTIANO
Uberto: Francesco Facini 

Direttore: Angelo Guaragna
regia: Aldo Tarabella


Atto primo - Anticamera
Uberto, svegliatosi da poco è arrabbiato perché la serva, Serpina (SCILLA CRISTIANO), tarda a potargli la tazza di cioccolato con cui è solito iniziare la giornata (Aspettare e non venire), e perché il servo, Vespone, non gli ha ancora fatto la barba. Invia, quindi, il garzone alla ricerca di Serpina, e questa si presenta dopo un certo tempo, ed affermando di essere stufa, e che, pur essendo serva, vuole essere rispettata e riverita come una vera signora. Uberto perde la pazienza intimando alla giovane di cambiare atteggiamento (Sempre in contrasti con te si sta). Serpina, non troppo turbata, si lamenta a sua volta di ricevere solo rimbrotti nonostante le continue cure che dedica al padrone, e gli intima di zittirsi (Stizzoso, mio stizzoso). Uberto si arrabbia e decide di prendere moglie per avere qualcuno che possa riuscire a contrastare la serva impertinente, ordina a Vespone di andare alla ricerca di una donna da maritare e chiede gli vengano portati gli abiti ed il bastone per uscire, al che Serpina gli intima di rimanere a casa perché ormai è tardi, e che se si azzarda ad uscire, lei lo chiuderà fuori. Inizia un vivace battibecco, che evidentemente è già avvenuto varie volte, ed in cui Serpina chiede al padrone di essere sposata, ma Uberto rifiuta recisamente (Duetto Lo conosco a quegli occhietti / Signorina v'ingannate).
 
Atto secondo - Stessa Anticamera
Serpina ha convinto Vespone, con la promessa che sarà un secondo padrone, ad aiutarla nel suo proposito di maritare Uberto, quindi Vespone si è travestito da Capitan Tempesta ed attende di entrare in scena.
Serpina cerca di attirare l’attenzione di Uberto, rivelandogli che anche lei ha trovato un marito e che si tratta di un soldato chiamato Capitan Tempesta. Uberto, dolorosamente colpito dalla notizia, cerca di non farlo notare deridendo la serva, ma lasciandosi sfuggire, alla fine del recitativo, che, nonostante tutto, nutre nei suoi confronti un certo affetto e che sentirà la sua mancanza. Serpina, rendendosi conto di essere vicina alla vittoria, dà la stoccata finale, usando la carta della pietà, dicendogli di non dimenticarsi di lei e di perdonarla se a volte è stata impertinente (A Serpina penserete). Terminata l’aria Serpina chiede ad Uberto se vuol conoscere il suo sposo, ed egli accetta a malincuore, Serpina esce fingendo di andare a chiamare il promesso sposo. Uberto rimasto solo si interroga e pur rendendosi conto di essere innamorato della sua serva, sa che i rigidi canoni dell’epoca rendono impensabile un nobile possa prendere in moglie la propria serva (Son imbrogliato io già). I suoi pensieri sono interrotti dall'arrivo di Serpina in compagnia di Vespone/Capitan Tempesta. Uberto è al tempo stesso esterrefatto e geloso. Il Capitano, che non parla per non farsi riconoscere, per bocca di Serpina, ingiunge ad Uberto di pagarle una dote di 4.000 scudi oppure il matrimonio non avverrà e sarà invece Uberto a doverla maritare, alle rimostranze di quest'ultimo, il militare minaccia di ricorrere alle maniere forti, al che Uberto cede e dichiara di accettare Serpina come moglie. Vespone si toglie il travestimento ma il padrone, in realtà felice di come si siano messi i fatti, lo perdona e l'opera finisce con la frase che è la chiave di volta di tutta la vicenda: E di serva divenni io già padrona