domenica 9 febbraio 2014

"LA CENERENTOLA" 2013

- La Cenerentola -

La Cenerentola è un'opera lirica di Gioachino Rossini su libretto di Jacopo Ferretti. Il titolo originale completo è La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo.

-Teatro Borgatti- Cento (Fe)
-Teatro Consorziale- Budrio (Bo)
-Teatro di Irùn (Spagna)
-Teatro Cavour Imperia (IM)
Febbraio/Marzo 2013


Cenerentola: Alessia Sparacio
Don Ramiro: Alejandro Escobar
Dandini: Andrea Zaupa
Clorinda: SCILLA CRISTIANO
Tisbe: Nadia Pirazzini
Don Magnifico: Alberto Bianchi
Alidoro: Stefano Rinaldi Milani

Coro: Komos di Bologna
direttore del coro: V. Montanari
Orchestra: Città di Ferrara
Direttore: Aldo Salvagno

Regia: Giovanni Dispenza

Atto primo - In un salone del decadente castello di don Magnifico
Clorinda e Tisbe, figlie di don Magnifico, si pavoneggiano davanti allo specchio vantandosi e glorificandosi. Angelina, figliastra di don Magnifico, canta una malinconica canzone (Una volta c'era un re), quasi presaga dello strano destino che sta per vivere. Le due sorelle la rimbrottano, ma subito entra Alidoro, precettore del principe don Ramiro, mascherato da mendicante, per spiare le tre sorelle. Chiede un po' d'elemosina, ma viene insultato dalle due sorellastre: Angelina di nascosto gli dà del caffè, e Alidoro la ringrazia. Egli tiene d'occhio le tre per segnalare al principe i loro comportamenti: infatti il principe cerca moglie. Dopo essere stato curato da Angelina, e maltrattato da Clorinda (SCILLA CRISTIANO) e Tisbe, Alidoro se ne va, mentre alcuni cavalieri segnalano l'arrivo imminente del principe. Don Magnifico entra in scena, svegliato dalle figlie (Miei rampolli femminili), che lo avvertono dell'arrivo del principe: il padre raccomanda alle due figliole di comportarsi e vestirsi bene. Subito dopo entra don Ramiro, in vesti di paggio. Egli infatti ha scambiato le sue vesti con quelle del servo Dandini per spiare il comportamento delle sorelle. Cenerentola lo nota, e tra i due giovani scoppia l'amore (Un soave non so che). Subito dopo entra Dandini (Come un'ape nei giorni d'aprile), seguito dalla famiglia. Né don Magnifico, né le tre sorelle si sono accorte dello scambio di persona. Il cameriere vezzeggia le sorellastre, che elogiano il mascherato Dandini. Angelina chiede al patrigno se può venire alla festa, dato che tutti ci stanno andando. Ma don Magnifico la caccia sdegnosamente. Alidoro, vedendola, decide di aiutarla (Là del ciel nell'Arcano profondo, di Rossini, con cui sostituì, provvidenzialmente, la modesta aria composta originariamente dall'Agolini, Vasto teatro è il mondo). Intanto, nel palazzo, Ramiro e Dandini discutono sulle figlie del barone, e decidono di metterle alla prova: Dandini afferma che la ragazza scelta sarà sua sposa, mentre l'altra andrà a Ramiro. Le ragazze, sdegnate, rifiutano i vezzeggiamenti del principe mascherato: improvvisamente giunge una strana ragazza vestita splendidamente. Ella è Angelina, velata, venuta lì per partecipare al ballo, vestita da Alidoro. Tisbe e Clorinda notano una certa somiglianza con la sorella. Anche il padre se ne accorge, ma le loro idee vengono smentite. Dandini invita tutti a tavola, ma l'atmosfera è strana: tutti hanno paura che il proprio sogno svanisca (... ho paura che il mio sogno vada in fumo a dileguar!).


Atto secondo - Don Magnifico riconosce nella misteriosa dama velata Cenerentola, tuttavia è sicuro che il principe sceglierà o Clorinda o Tisbe, e svela alle figlie che, appropriandosi del patrimonio di Angelina, l'ha sperperato per permettere loro di vivere nel lusso. Intanto Cenerentola, infastidita da Dandini che cerca di sedurla, rivela di essere innamorata del paggio. Ramiro è fuori di sé dalla gioia, ma Angelina gli dà un braccialetto, e gli dice che, se vuole amarla, dovrà cercarla e ridarglielo; Ramiro, dopo la fuga di Cenerentola, annuncia che la ritroverà (Sì, ritrovarla io giuro).
 Intanto, Dandini rivela a don Magnifico di essere in realtà il cameriere del re (Un segreto d'importanza), scatenando l'ira e l'indignazione del barone. Il barone si adira e torna a casa.
 Intanto Cenerentola, a casa, ricorda il magico momento vissuto alla festa, e ammira il braccialetto. Arrivano don Magnifico e le sorellastre, irate per la rivelazione di Dandini. Subito dopo si scatena un temporale, e la carrozza del principe (merito del maltempo, e di Alidoro) si rompe davanti alla casa.
 Ramiro e Dandini entrano e chiedono ospitalità. Don Magnifico, che pensa ancora di far sposare una delle figlie al principe, ordina a Cenerentola di dare la sedia regale al principe, e Angelina la dà a Dandini, non sapendo che non è lui il principe. Il barone le indica Ramiro, e i due giovani si riconoscono (Siete voi... questo è un nodo avviluppato).
 I parenti, irati, minacciano Cenerentola (Donna sciocca! Alma di fango!). Ramiro e Dandini la difendono, annunciando vendetta e terribili punizioni sulla famiglia. Cenerentola allora invoca la pietà del principe, ormai suo sposo, e dice che la sua vendetta sarà il loro perdono. Arriva Alidoro, tutto contento della sorte di Angelina. Clorinda s'indispettisce alle parole del vecchio, ma Tisbe preferisce accettare la sorella come principessa. Alla fine dell'opera, Cenerentola, salita al trono, concede il perdono alle due sorellastre e al patrigno (rondò Nacqui all'affanno), che, commossi, la abbracciano e affermano che nessun trono è degno di lei.




 

"L'ITALIANA IN ALGERI" 2012

- L'Italiana in Algeri -

L'Italiana in Algeri è dramma giocoso in due atti di Gioachino Rossini. Libretto di Angelo Anelli. 

-Teatro Borgatti- Cento (Fe)
-Teatro Consorziale- Budrio (Bo)
Marzo 2012


Isabella: Josefina Brivio
Mustafà: Italo Proferisce
Taddeo: Andrea Zaupa
Lindoro: Gianluca Pasolini
Haly: Alberto Bianchi
Elvira: SCILLA CRISTIANO
Zulma: Olga Benyk

Coro: Coro Vincenzo Bellini, Budrio
Maestro del Coro: Roberto Bonato
Orchestra: Bruno Maderna, Forlì
Direttore: Massimo Alessio Taddia

Regia: Giovanni Dispenza

                                                          

Atto Primo
Scena I
Scena: Piccola sala negli appartamenti di Mustafà, Bey di Algeri e la moglie Elvira.
Confortata dagli eunuchi, Elvira (SCILLA CRISTIANO) si lamenta con la confidente Zulma della freddezza del proprio marito. Entra il capitano dei corsari Haly, annunciando l'arrivo di Mustafà. Fattasi coraggio Elvira tenta di parlare allo sposo, ma il Bey risponde con durezza: è inutile continuare a seccarlo, di lei non sa che farsene. Rimasto solo insieme ad Haly, Mustafà gli comunica la sua decisione di liberarsi di Elvira dandola in moglie al suo giovane schiavo italiano Lindoro. Il Bey è stanco delle proprie schiave e chiede che, pena la morte, i corsari gli trovino una donna italiana, il cui carattere è riconosciuto particolarmente vivace. Il giovane Lindoro, schiavo ad Algeri da ormai tre mesi, medita sulla propria sorte di amante diviso dall'amata e soltanto pensando alla sua cara Isabella riesce a trovare pace. Poco dopo giunge Mustafà che gli comunica la propria decisione di dargli moglie. Lindoro cerca di resistere a tale bizzarra proposta enunciando le qualità che una donna dovrebbe avere per diventare sua sposa, ma il Bey non gli lascia scelta, rispondendo che Elvira le possiede tutte.
Scena II
Scena: Spiaggia di mare.
Naufragato per una violenta burrasca, un vascello è abbordato dai corsari. Haly ed i suoi uomini esultano per il cospicuo bottino e per gli schiavi. Tra questi viene subito notata per la straordinaria bellezza l'italiana Isabella. La fanciulla si lagna con se stessa per la sorte avversa e per il pericolo in cui si trova ad essersi imbarcata alla ricerca del fidanzato Lindoro. Subito però si fa coraggio e, tra le parole di ammirazione degli stessi corsari che la vedono perfetta preda per il Bey, decide di utilizzare le armi della seduzione e dell'astuzia per liberarsi da questa situazione. Con Isabella è catturato anche Taddeo, suo compagno di viaggio e spasimante, che per non destare sospetti viene fatto passare per lo zio di lei. Una volta soli, Taddeo e Isabella riflettono sulla loro situazione: Taddeo è in grande agitazione, mentre Isabella ostenta tranquillità; tra i due comincia un diverbio che li vede sul punto di separare le loro strade, ma alla fine optano per la prudenza e si risolvono a rimanere uniti pur sotto le mentite spoglie di zio e nipote.
Scena III
Scena: Sala nel palazzo di Mustafà.
Zulma tenta di avvicinare Elvira e Lindoro che dichiarano di non aver nessuna intenzione di unirsi in matrimonio. Giunge Mustafà che offre a Lindoro la possibilità di ritornare in patria, a patto che porti con sé Elvira. Il giovane pur di tornare a casa accetta. Elvira è sconcertata della decisione ed è sul punto di chiederne conto al Bey, quando Haly gli annuncia la cattura della splendida italiana. Mustafà non sta più nella pelle, dopo aver invitato Elvira e Zulma ad affrettare la partenza, si abbandona all'esultanza per la notizia. Elvira intanto è disperata perché sente di amare ancora Mustafà, e a Lindoro che le prospetta una nuova vita in Italia, ella dichiara di non voler partire senza aver salutato un'ultima volta lo sposo.
Scena IV
Scena Grande salone nel palazzo di Mustafà.
Il Bey impaziente circondato dagli eunuchi attende l'arrivo della nuova schiava. Haly la annuncia e, come la vedono, tutti i presenti rimangono colpiti dalla sua bellezza. Isabella d'altra parte, capisce subito di poter facilmente avere la meglio sul Bey ed inizia a lusingarlo con una richiesta di consolazione: il Bey si sente già innamorato e a stento riesce a trattenerlo Haly. Intanto si fa avanti Taddeo rivendicando, in qualità di zio, di poter stare vicino alla nipote. Giungono Lindoro, Elvira e Zulma per salutare il Bey prima della partenza; Isabella subito riconosce l'amato Lindoro e lo stupore dei due non sfugge ai presenti che però non capiscono. Subito Isabella riprende l'iniziativa chiedendo a Mustafà chi è la donna con Lindoro. Il Bey spiega le sue intenzioni circa il matrimonio tra Lindoro ed Elvira. Isabella gli risponde che quello di ripudiare la moglie è un costume talmente barbaro che non potrebbe mai amare l'uomo che lo mettesse in atto. Tra lo stupore dei presenti, Isabella riesce così ad ottenere da Mustafà che Elvira rimanga ad Algeri e che Lindoro diventi suo schiavo personale.
Atto Secondo
Scena I
Scena: Piccola sala comune agli appartamenti di Mustafà e di Elvira.

Mustafà è totalmente alla mercé del fascino di Isabella: tutti commentano divertiti la nuova situazione. Giunge il Bey e incarica le donne di riferire a Isabella che andrà da lei per prendere il caffè, vantandosi di saper bene come trattare una donna del genere. Elvira finge di assecondarlo, fingendosi dalla sua parte. Usciti tutti, passa Isabella, lagnandosi dell'infedeltà di Lindoro che la raggiunge e la rassicura del suo amore: le spiega di non avere intenzione di sposare Elvira e di avere accettato solamente per poter tornare in Italia e rivedere lei. Tranquillizzata, Isabella gli dà appuntamento in un vicino bosco per accordarsi sulla maniera di fuggire da Algeri. Uscita Isabella, Lindoro gioisce del ritrovato amore. Torna Mustafà smanioso di rimanere solo con Isabella, ma viene fermato da Taddeo, terrorizzato dal fatto che Haly lo stia seguendo. Il Bey spiega che se il capitano dei corsari lo sta cercando non è per sottoporlo ad un supplizio (Taddeo è costantemente terrorizzato dall'idea di finire impalato), bensì per insignirlo del titolo di Kaimakan, cioè luogotenente, in segno di stima e rispetto verso di lui nella sua qualità di zio di Isabella. Taddeo viene dunque abbigliato alla turca, con tanto di turbante e sciabola, come si conviene al suo nuovo status. Il Bey gli fa dunque intendere come il suo compito sia quello di intercedere in suo favore con Isabella; Taddeo appena comprende di dover addirittura fare da "paralume" tra la donna di cui è innamorato e Mustafà, cerca di rifiutare, ma due occhiate di collera da parte del Bey sono sufficienti a fargli cambiare idea.
Scena II
Scena: Appartamento magnifico nella reggia del Bey.
Elvira e Zulma riferiscono ad Isabella che il Bey sarà da lei tra poco; la ragazza nel prepararsi con cura all'appuntamento, impartisce una lezione di seduzione alle donne. Invita Elvira a non disperare e le chiede di nascondersi nella stanza accanto e di lasciar fare a lei. Prende poi ad abbigliarsi e, quando capisce di essere osservata da Mustafà, finge di mettere tutta la propria cura nei preparativi per amore del Turco. Assieme al Bey, furenti di gelosia, la osservano nascosti anche Lindoro e Taddeo. Mustafà, pazzo di desiderio, ordina a Taddeo di lasciarlo solo con lei non appena comincerà a starnutire. Lindoro introduce finalmente Isabella e Mustafà le mostra Taddeo nel nuovo abbigliamento da Kaimakan. Mentre la ragazza osserva divertita, Lindoro finge di partecipare alle trame di Mustafà suggerendogli che se la ragazza si è abbigliata con tanta cura, lo ha fatto sicuramente per piacergli. Il Bey pensa che sia giunto il momento giusto e con uno starnuto invita Taddeo ad allontanarsi; questi però finge di non sentire e, a complicare le cose, ci si mette anche Isabella che invita Elvira a sedersi al tavolo con loro per prendere il caffè. Nel divertimento generale Mustafà goffamente furibondo impreca con tutti quanti per avergli fatto saltare l'appuntamento galante.
Scena III
Scena: Nella piccola sala di prima.
Haly riflette soddisfatto su quanto accaduto a Mustafà: lui è un uomo di mondo e sa bene che carattere abbiano le italiane. Uscito Haly, giungono discutendo tra loro Lindoro e Taddeo: il primo lo ha appena reso partecipe del piano di Isabella per fuggire da Algeri con il resto degli schiavi italiani. Taddeo gli rivela di non essere lo zio della fanciulla, ma l'amante e di considerarsi più fortunato del precedente fidanzato di lei, un certo Lindoro. Lindoro è divertito dall'illusione di Taddeo, ma gli ricorda di attenersi al piano stabilito. La burla ha inizio e quando giunge Mustafà furente di rabbia, Taddeo e Lindoro lo blandiscono spiegandogli che Isabella, per testimoniargli la propria passione, ha deciso di nominarlo Pappataci. Mustafà è confuso: che vuol dire Pappataci? Lindoro gli spiega che questo titolo viene conferito agli amanti instancabili (ma in realtà è il nome di un fastidioso insetto), mentre Taddeo gli presenta la nomina come giusto ringraziamento per la sua recente carica di Kaimakan. I due spiegano poi al Bey quali siano i compiti del Pappataci: mangiare, bere e dormire attorniato dalle donne. Usciti i tre, entrano Haly e Zulma dai quali apprendiamo che Isabella ha fatto donare agli eunuchi e alle guardie una gran quantità di vino e di liquori per festeggiare la cerimonia di nomina a Pappataci del Bey programmata per la sera stessa.
Scena IV
Scena: Appartamento magnifico nella reggia del Bey.
Taddeo apprende da Lindoro che Isabella, con la scusa della cerimonia di nomina a Pappataci, ha ottenuto la partecipazione alla festa di tutti gli schiavi italiani. Giunge infatti la ragazza, a seguito di un nutrito gruppo di italiani, che si dichiarano pronti all'azione. Isabella li incita con fierezza alla riscossa e rimprovera Taddeo delle sue risate, avvertendolo che potrebbe essere lui stesso a finire deriso. Invita poi l'amato Lindoro a pensare alla patria e a prendere esempio dal valore dei suoi connazionali. Dopo essersi assicurata della prontezza all'azione dei suoi uomini, Isabella si abbandona alla speranza di rivedere la sua patria. Intanto Taddeo, illudendosi, pensa soddisfatto che tutto il piano architettato da Isabella sia stato fatto allo scopo di tornare con lui. Giunge Mustafà, lo segue Lindoro con una parte degli schiavi vestiti bizzarramente da "Pappataci": Lindoro presenta Mustafà al gruppo che si dichiara disposto ad accoglierlo nella confraternita. Dopo che anche il Bey è vestito con gli abiti da Pappataci, Isabella chiede a Taddeo di leggere i compiti a cui dovrà obbedire per essere degno di tale carica, sotto giuramento solenne: non vedere, non sentire e tacere. Il compito del Pappataci è quello di mangiare, bere e tacere. Il Bey riferisce di aver capito perfettamente e di saper eseguire tale compito meglio di chiunque altro. Per provare se il nuovo candidato sia degno della carica, viene fatta introdurre una mensa imbandita di vivande che il candidato dovrà consumare rimanendo impassibile a ciò che vede e a ciò che sente. Nel frattempo si avvicina un vascello, dal quale gli schiavi europei invitano ad affrettare la partenza. Quando Isabella e Lindoro si avviano insieme, Taddeo comprende allora che i due sono amanti. Cerca di avvertire Mustafà che, pensando faccia tutto parte della prova, si rifiuta di dargli ascolto. A Taddeo non resta che fare buon viso a cattiva sorte ed imbarcarsi pure lui, anche e soprattutto per evitare la vendetta di Mustafà. Quando, scosso da Elvira e Zulma, il Bey si accorge dell'inganno, cerca di chiamare le sue guardie, molte delle quali sono però ubriache. Mustafà si dichiara pronto di tornare all'amore della moglie: basta con le italiane. Gli italiani si allontanano dunque felici e la concordia è ristabilita. Il tutto si chiude con una morale: una donna, se lo vuole, con le sue arti di seduzione può ingannare chicchessia.

giovedì 6 febbraio 2014

"L'ELISIR D'AMORE" 2013

- L'Elisir d'Amore -

L'elisir d'amore è un'opera in due atti di Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani.

20-21 settembre 2013 Palazzo Calvanese Castel San Giorgio (SA)
Adina Scilla Cristiano
Nemorino: Francesco Malapena
Belcore: Luigi Pisapia
Dulcamara: Massimo Rizzi
Giannetta: Sabrina Lamberti
Coro: Opere itineranti

Regia: M° Giulio Liguori

Atto primo - Mentre i mietitori stanno riposando all'ombra, la loro fittavola Adina legge in disparte un libro che narra la storia di Tristano e Isotta. Intanto, il contadino povero Nemorino la osserva ed esprime per lei tutto il suo amore e la sua ammirazione, dolendosi della propria incapacità di conquistarla (Quanto è bella, quanto è cara). I contadini chiedono ad Adina di leggere ad alta voce e lei riferisce la storia di Tristano che, innamorato della regina Isotta, ricorre a un filtro magico che lo aiuta ad attirare il suo affetto e la sua fedeltà (Della crudele Isotta). Mentre Nemorino sogna di trovare questo magico elisir, arriva al paese il sergente Belcore con lo scopo di arruolare nuove leve. Egli corteggia Adina e le propone di sposarlo (Come Paride vezzoso), ma la bella fittaiuola risponde di volerci pensare un po'. Segue un duetto tra Adina e Nemorino in cui la donna espone la sua teoria sull'amore: l'amore fedele e costante non fa per lei (Chiedi all'aura lusinghiera). Arriva poi il dottor Dulcamara, un truffatore, che, spacciandosi per medico di grande fama, sfoggia alla gente i propri portentosi preparati (Udite, udite, o rustici): Nemorino gli chiede se per caso abbia l'elisir che fa innamorare e il ciarlatano gli offre per uno zecchino una bottiglia di vino Bordeaux, spiegando che l'effetto si farà sentire dopo un giorno (quando egli sarà già lontano da quel villaggio). Nemorino beve l'elisir e si ubriaca: ciò lo fa diventare disinvolto quel tanto che basta per mostrarsi indifferente nei confronti di Adina, che subito prova un certo fastidio, abituata com'è a sentirsi desiderata. Adina, per vendicarsi dell'indifferenza di Nemorino, accetta di sposare il sergente Belcore, che però dovrà partire il giorno dopo, dunque le nozze saranno celebrate il giorno stesso. Nemorino cerca di convincere Adina ad attendere fino al giorno successivo (lui sa che solo il giorno dopo avrà effetto l'elisir), ma Adina se ne va con Belcore.


Atto secondo - Fervono i preparativi per le nozze. Dulcamara e Adina improvvisano una barcarola a due voci (Io son ricco e tu sei bella). Quando giunge il notaio, Adina dice di voler aspettare la sera, perché vuole sposarsi in presenza di Nemorino, per punirlo della sua indifferenza. Nemorino vuole comperare un'altra bottiglia di elisir ma non avendo più denaro si arruola tra i soldati di Belcore per avere la paga (Ai perigli della guerra). Belcore così ottiene di allontanare il suo rivale.
Giannetta sparge la notizia che Nemorino ha ottenuto una grande eredità da uno zio deceduto da poco (Saria possibile?). Questo non lo sanno né l'interessato, né Adina, né Dulcamara: la novità fa sì che le ragazze del paese corteggino Nemorino e questi pensa sia l'effetto dell'elisir. Dulcamara resta perplesso, Adina si ingelosisce.
Dulcamara le racconta di aver venduto a Nemorino l'elisir e lei capisce di essere da lui amata (Quanto amore! Ed io spietata). Nemorino gioisce quando si accorge di una lacrima negli occhi di Adina, che gli rivela che anche la ragazza lo ama (Una furtiva lagrima). Adina riacquista il contratto di arruolamento di Nemorino e glielo consegna, invitandolo a restare nel paese. Nemorino è deluso, vorrebbe una dichiarazione d'amore che non arriva e allora dichiara di volersene andare: solo allora Adina cede e dichiara di amarlo (Prendi, per me sei libero). Belcore conclude che in un altro paese troverà qualche altra ragazza da corteggiare, Dulcamara se ne va trionfante per il successo del suo elisir.




"LA TRAVIATA" 2012

- La Traviata -

La Traviata è un opera di Giuseppe Verdi, in tre atti, 

Libretto di Francesco Maria Piave, tratto dalla pièce teatrale di Alexandre Dumas (figlio) La signora delle camelie.


21 e 23 settembre 2012 Palazzo Calvanese, Castel San Giorgio


Violetta Valery: Scilla Cristiano
Alfredo Germont: Francesco Malapena
Giorgio Germont: Juan Possidente
Coro Collegium: Vocale Salernitano
regia Giulio: Liguori


Atto primo - Dopo un profondo e toccante preludio, il sipario si apre mostrando un elegante salone della casa parigina di Violetta Valery, dove lei, donna di mondo, attende gli invitati. In breve questi sopraggiungono. Violetta saluta tra gli altri, il Marchese d'Obigny, Flora Bervoix e il visconte Gastone de Letorières, che le presenta Alfredo Germont, spiegandole che è un suo grande ammiratore e che durante la sua recente malattia si era recato spesso nella sua casa per ricevere notizie. Dopo aver chiesto spiegazioni per il comportamento ammirevole di Alfredo, Violetta rimprovera il suo protettore, il Barone Douphol, di non aver avuto la stessa sollecitudine del giovane; il Barone, irritato, mostra il suo disappunto a Flora. Poco dopo Violetta, propone un brindisi, al quale si unisce subito Alfredo, seguito dagli altri invitati, che cantano gioiosamente le lodi del vino e dell'amore.
Si ode quindi della musica provenire dalle altre stanze; Violetta invita gli ospiti a recarsi nella sala accanto. Uscendo, però, si sente male. Sedendosi, invita gli ospiti ad avviarsi e promette di raggiungerli subito. Guardandosi allo specchio, Violetta nota il suo pallore e allo stesso tempo si accorge di Alfredo, che si è trattenuto ad aspettarla. Egli la rimprovera per aver trascurato la sua salute e poi confessa di amarla. Colpita, Violetta chiede da quanto egli l'ammiri. Alfredo risponde che l'ama da un anno, dalla prima volta in cui l'ha vista felice. Incapace di provare vero amore, Violetta propone una semplice amicizia, ma quando Alfredo sta per allontanarsi gli porge un fiore, invitando il giovane a riportarglielo il giorno seguente. Alfredo si allontana felice. Intanto giungono dalla stanza vicina gli ospiti che prendono congedo da Violetta, ringraziandola per la bella e allegra serata. Ormai sola, Violetta nota con incredibile sorpresa che le parole di Alfredo l'hanno scossa. Incerta, decide infine di continuare a vivere come ha sempre fatto, come una cortigiana e di rinunciare ad essere finalmente amata seriamente.
 
Atto secondo - Alfredo è contento della sua vita con Violetta (De’ miei bollenti spiriti), quando sopraggiunge Annina, la domestica di lei. Interrogata da Alfredo, ella ammette di essere stata a Parigi per vendere tutti i beni della sua padrona coi quali poter pagare le spese di mantenimento della casa. La somma ammonta a 1.000 luigi e Alfredo promette di andare lui stesso a sistemare gli affari e raccomanda ad Annina di non far parola del loro dialogo con Violetta. Una volta solo, Alfredo si incolpa per la situazione finanziaria (Oh mio rimorso! Oh infamia!). Violetta entra in scena ed il suo cameriere, Giuseppe, le porge una lettera di invito per quella sera ad una festa presso il palazzo di Flora. Subito dopo Giuseppe annuncia la visita di un signore. Violetta ordina di farlo entrare, credendolo il suo avvocato. È invece Giorgio Germont, il padre di Alfredo, che l'accusa duramente di voler spogliare Alfredo delle sue ricchezze. Violetta allora gli mostra i documenti che provano la vendita di ogni suo avere per mantenere l'amante presso di lei ed il vecchio signore capisce la situazione. Pur convinto dell'amore che lega Violetta al figlio, egli le chiede un sacrificio per salvare il futuro dei suoi due figli. Germont spiega che ha anche una figlia e che Alfredo, se non torna subito a casa, rischia di mettere in pericolo il matrimonio della sorella (Pura siccome un angelo). Violetta così propone di allontanarsi per un certo periodo da Alfredo; ma non basta e il vecchio Germont le chiede di abbandonarlo per sempre. Violetta, senza parenti né amici e provata dalla tisi, non può accettare. Germont le fa allora notare che quando il tempo avrà cancellato la sua avvenenza (Un dì quando le veneri), Alfredo si stancherà di lei, che non potrà trarre nessun conforto, non essendo la loro unione benedetta dal cielo. Stremata, Violetta accetta di lasciare Alfredo.
Rimasta sola, Violetta scrive dapprima al barone Douphol, poi ad Alfredo per annunciargli la sua decisione di lasciarlo; non appena terminata la lettera, Alfredo entra agitato perché ha saputo della presenza del padre. Propone a Violetta di andare a conoscerlo ma lei, dopo essersi fatta giurare l'amore di Alfredo (Amami Alfredo), fugge. Alfredo si insospettisce della fuga di Violetta, e quando vede la lettera sul tavolo, capisce che lei è alla festa, e, infuriato, decide di recarsi anche lui a casa di Flora, nonostante le suppliche del padre (Di Provenza il mar, il suol). Alla festa a casa di Flora Bervoix si vocifera della separazione di Violetta e Alfredo. Durante i festeggiamenti per il carnevale, Alfredo arriva per cercare Violetta, e successivamente Violetta arriva accompagnata dal barone. Alfredo, giocando, insulta in modo indiretto Violetta, scatenando l'ira del barone, che lo sfida ad una partita di carte. Il barone perde ed Alfredo incassa una grande somma. Violetta chiede un colloquio con Alfredo, durante il quale lo supplica di andare via e, mentendogli, dice di essere innamorata del Barone. Alfredo, sdegnato, chiama tutti gli invitati (Or testimon vi chiamo che qui pagata io l'ho), e getta una borsa di denaro ai piedi di Violetta, che sviene in braccio a Flora. Tutti inveiscono contro Alfredo, e arriva il padre che lo rimprovera del fatto. Il barone decide di sfidare a duello Alfredo.
Atto terzo- La scena si svolge nella camera da letto di Violetta. La tisi si fa più acuta e ormai il dottor Grenvil rivela ad Annina che Violetta è in fin di vita (La tisi non le accorda che poche ore). Violetta, sola nella sua stanza, rilegge una lettera che custodiva vicino al petto, nella quale Giorgio Germont la informava di aver rivelato la verità ad Alfredo e che il suo amato, in viaggio in un paese lontano, sta tornando da lei. Verdi accompagna il parlato della protagonista con un violino solista che accenna il canto d'amore di Alfredo del primo atto Di quell'amor ch'è palpito. Violetta sa che è troppo tardi ed esprime la sua disillusione nella romanza Addio, del passato bei sogni ridenti. Per contrasto, all'esterno impazza il carnevale. Annina porta una buona notizia: è arrivato Alfredo, che entra, abbraccia Violetta e le promette di portarla con sé
lontano da Parigi (Parigi, o cara...). Giunge anche Giorgio Germont, che finalmente manifesta il suo rimorso. Violetta chiama a sé Alfredo e gli lascia un medaglione con la sua immagine, chiedendogli di ricordarsi sempre di lei. Per un momento Violetta sembra riacquistare le forze, si alza dal letto, ma subito cade morta sul canapè.

INTERVISTA RADIOFONICA 2014

Intervista al soprano SCILLA CRISTIANO

Giovedì 06/02/2014 ore 20:30 in diretta Radiofonica su WebRadio Diabolico (www.diabolico.eu)



Oggi Giovedì 06/02/2014 ore 20:30 in diretta Radiofonica su WebRadio Diabolico (www.diabolico.eu) avremo modo di ascoltare l'intervista al Soprano SCILLA CRISTIANO, che si confronterà con Fabiola Ricci (Vocal coach e musical performer).
L'intervista si basa sul raffronto tra l'Opera Lirica e il Musical, un faccia a faccia per far conoscere al pubblico le diverse caratteristiche di due mondi così lontani ma altrettanto vicini.
Chi vuole può intervenire dicendo la sua in diretta via web andando sul sito della radio e cliccando sul titolo del programma Alex On theatre o via sms al numero 346-3439439.
Intervenite numerosiiiii, vi aspetto qui a commentare l'evento, su su... non abbiate timore nello scrivere il vostro punto di vista.


QUI I LINK PER VEDERE SU YOUTUBE ALCUNI STRALCI  E RETROSCENA DELL'INTERVISTA






martedì 4 febbraio 2014

"DON PASQUALE" 2014

- DON PASQUALE -

Don Pasquale è un'opera buffa in tre atti di G Donizetti.

libretto di M. Accursi

Marzo 2014

Norina SCILLA CRISTIANO
Don Pasquale LUCA GALLO
Malatesta PAOLO INGRASCIOTTA
Ernesto GIOVANNI MARIA PALMIA
Direzione M° Alessandro Trebeschi
Regia Pierluigi Cassano
 


Atto Primo

Don Pasquale è un anziano e ricco settantenne che è adirato con il nipote Ernesto, futuro erede delle sue fortune, perché questi rifiuta di sposare una ricca e nobile zitella come lo zio vorrebbe. Ernesto è invece innamorato di Norina (Scilla Cristiano), una vedova giovane e carina ma di modeste condizioni. Lo zio decide allora di diseredarlo sposandosi egli stesso e a tal scopo ha chiesto al dottor Malatesta di trovargli una moglie adeguata. Questi però, amico di Ernesto, ordisce un piano per aiutare i due giovani. Pertanto il dottore propone a Don Pasquale di sposare sua sorella Sofronia, donzella bella e pura e appena uscita dal convento. Don Pasquale accetta esultante e, per cominciare, scaccia di casa il nipote Ernesto. Ma il dottor Malatesta chiede a Norina di impersonare Sofronia, per organizzare un finto matrimonio e dopo le nozze ridurre alla disperazione Don Pasquale. Ernesto però non è a conoscenza del piano del dottor Malatesta.

Atto Secondo
Ernesto, saputo del matrimonio, si dispera e decide di partire per terre lontane ed esce affranto. Don Pasquale riceve la visita del dottor Malatesta e della finta Sofronia, che è Norina velata; egli si invaghisce subito della bella ragazza e vuole immediatamente concordare il matrimonio. Alla presenza di Carlo, cugino di Malatesta e finto notaio, Don Pasquale firma un contratto di nozze con il quale dona alla ragazza la metà dei suoi beni. Appena firmato il contratto, Norina muta immediatamente contegno, diventando arrogante e impertinente. In più comanda e spadroneggia per la casa e si dà a spese folli: raddoppia il salario alla servitù, ordina nuove carrozze e nuovi cavalli, progetta grandi feste, fa chiamare sarti e gioiellieri ma soprattutto disdegna le affettuose attenzioni del marito.
Atto Terzo
Don Pasquale è in preda allo sconforto per le ingenti spese che la moglie gli procura e i continui cambiamenti per la casa. Esasperato proibisce alla moglie di andare a teatro quella sera ma si busca come risposta un sonoro ceffone. Inoltre Norina gli fa credere di avere anche un amante. Disperato egli chiede aiuto a Malatesta, il quale però mette subito al corrente Ernesto del piano in corso e gli chiede di far la parte dello spasimante. Ernesto, nascosto nel boschetto del giardino della casa, canta una serenata alla sua bella e poi entrambi cantano un duetto d'amore. Don Pasquale, insieme a Malatesta, esce dal nascondiglio da dove osservava tutta la scena e accusa la finta Sofronia. Ernesto, uscito di nascosto dal bosco ora rientra dal giardino e viene accolto da Don Pasquale che gli annuncia, per far dispetto alla moglie e convincerla ad andarsene, che egli potrà sposare Norina la quale diverrà la nuova padrona di casa. A questo punto però al vecchio viene rivelato l’intrigo ordito ai suoi danni ed egli, infine, ben lieto di essersi liberato della terribile finta moglie, perdona tutti e benedice le nozze fra Ernesto e Norina.

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"RACCONTI DI VIOLETTA" 2014


- Racconti di Violetta -

tratto da "La Traviata" di G. Verdi

di G. Duma e A. Stanisci

Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Settembre 2014


Pedro Carrillo / Maurizio Leoni Giorgio Germont
Domenico Peronace Alfredo Germont







“Racconti di Violetta" è un atto unico che unisce i linguaggi della prosa, della poesia e della lirica. Una sorta di "Traviata" in forma di racconto musicale. Una favola vera, in cui i più importanti momenti del canto verdiano si intrecciano con l’accorata narrazione proposta da due testimoni particolari: Annina e Giuseppe (Antonella Franceschini e Gabriele Duma), due fedeli servitori, custodi della magica e misteriosa dimora che ospitò gioie e dolori della Signora delle Camelie.
E’ il Teatro la casa di Violetta (Scilla Cristiano) e basta varcarne la soglia e cominciare i racconti perché tutto si trasformi. Così, una dopo l’altra, si rivivono la casa delle feste, la casa dei sogni, del dolore, la casa abbandonata, la casa infinita… le tante dimore in cui la bella, da povera ragazza diventò regina, fu ammirata, calunniata, amata, corteggiata, abbandonata e ritrovata... prima di addormentarsi al tempo.
Raccontare Violetta è percepire in filigrana tutte le Cenerentole la cui vita vera è diventata mito, in cui ancora altre esistenze si specchiano, si rifrangono, è sentire che non le si dimentica e che le si ama. I “Racconti di Violetta” portano in scena storie e canti che passano di bocca in bocca, voci, che mantengono in vita: chi racconta, chi è raccontato e coloro a cui si racconta, in un condiviso senso del popolare, una qualità che pervade l'intera tradizione del melodramma italiano
I cantanti
Pedro Carrillo / Maurizio Leoni Giorgio Germont
Domenico Peronace Alfredo Germont




"Racconti di Violetta" (regia Gabriele Duma) è realizzato dalla compagnia Opificio d’Arte Scenica che nasce dall’esperienza e dalla collaborazione di Gabriele Duma, attore e regista, Andrea Stanisci, Scenografo e costumista, Antonella Franceschini, attrice, Aurelio Scotto, pianista e compositore. Ha condotto gran parte dell’attività producendo spettacoli, ma soprattutto progetti di formazione all’Opera, basati sull’intuizione, ampiamente sperimentata e verificata, del circolo virtuoso che si può creare impegnandosi in produzioni di teatro musicale di qualità, attenti tanto alla formazione del pubblico, quanto alla crescita dei giovani artisti Scilla Cristiano, Pedro Carrillo / Maurizio Leoni, Domenico Peronace, accompagnati al pianoforte dal M° Francesco Ricci..






Prove de "I Racconti di Violetta" presso il teatro comunale di Sasso Marconi


Prove de "I Racconti di Violetta" presso i Musei Civici di Modena

Prove de "I Racconti di Violetta" presso il Pubblico teatro di Casalecchio

Prove de "I Racconti di Violetta" presso la Rocca Estense di San Martino in Rio


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Immagini durante la registrazione del DVD dei "Racconti di Violetta" maggio/giugno 2014


Villa Braghieri Castel San Giovanni (PC) "Racconti di Violetta" settembre 2014










"DON GIOVANNI" 2014

-DON GIOVANNI-

il 14 Febbraio2014 al Teatro dei Marsi di Avezzano 

Melodramma giocoso in due atti di W. A. Mozart

libretto di L. Da Ponte

 Interpreti e personaggi


Don Giovanni MARZIO GIOSSI
Donna Anna SUSIE GEORGIADIS
Don Ottavio ALEJANDRO ESCOBAR
Il Commendatore FRANCO MONTORSI
Donna Elvira ELENA ROSSI
Leporello LUCA GALLO
Masetto LORENZO MALAGOLA BARBIERI
Coro Aurea Parma
Maestro del Coro Emiliano Esposito
Orchestra Sinfonica Cantieri d’Arte
Maestro Concertatore e Direttore: Stefano Giaroli
Regia: Pierluigi Cassano
Scene e Costumi: Arte Scenica s.a.s.  Reggio Emilia
Maestro alle luci: Luciano Pellicelli
Capo squadra tecnica: Gabriele Sassi
Coordinatore Artistico: Claudia Catellani Coordinatore Musicale: Carlotta Arata
Produzione: Fantasiainre
Segreteria Organizzativa: Elena Cattani

  

Atto Primo Nel giardino notturno, Leporello, servitore di Don Giovanni, fa la sentinella davanti al palazzo del Commendatore, lamentandosi della sua condizione; racconta come il suo padrone stia portando a conclusione una delle sue avventure amorose. Arriva Donna Anna che sta inseguendo un uomo col volto coperto. Mentre cerca di scoprire la sua identità, si accorge dell’arrivo del padre e scappa. Il Commendatore anziano sfida l’ignoto aggressore, rimanendone ferito a morte. Qui il tema di Anna Come furia disperata assembla, da un lato, il suo dolore per la morte del padre sopraggiunta per mano del suo seduttore e, dall’altro, il suo amore verso di lui. Per Mozart, la Morte è carica di seduzione ed è posizionata a questo punto del dramma per tracciarne le linee principali. Nella notte, servo e padrone, cercano di nascondersi e Donna Anna entra nuovamente in scena scortata dal fidanzato Don Ottavio, pretendendo giuramento di vendetta da lui. L’attenzione di Don Giovanni è per una bella dama, Donna Elvira, nobildonna di Burgois da lui già sedotta ed abbandonata che lo sta proprio cercando. Don Giovanni fugge quando un gruppo di contadini festeggia il matrimonio di Masetto e Zerlina e, notando la sposa, invita tutti al suo palazzo per rimanere in privato con lei. Ecco il famoso duetto Là ci darem la mano interrotto da Donna Elvira che avvisa Zerlina denunciando il tradimento di Don Giovanni agli altri. Donna Anna capisce così che lui è proprio l’assassino del padre. Zerlina e Masetto litigano perché lui è geloso della donna, avvolta dalla seduzione del protagonista, che a sua volta si sente in colpa nei suoi confronti. Donna Anna, Donna Elvira e Don Ottavio si coalizzano contro Don Giovanni, desiderosi di portare a termine i giochi di seduzione dello stesso e, accettando l’invito di Leporello, si mascherano ed arrivano alla festa. Dietro la Maschera si cela la Morte, il canto di Leporello è contraddistinto da note cupe e gravi; invitando il nero terzetto alla festa e ad entrare a palazzo, invita la Morte. Leporello e Don Giovanni accolgono gli ospiti, rafforzando il carattere del doppio, i due completano l’uno le frasi dell’altro e cantano sulla stessa linea melodica, Zerlina si diverte, Masetto è arrabbiato. Leporello spinge Masetto al ballo e così il suo padrone può prelevare Zerlina e trascinarla con sé. L’iniquo da sé stesso nel laccio se ne va. La donna reagisce con un grido di terrore che interrompe la festa. Don Giovanni fa ricadere la colpa sul servo, procurandosi il suo odio.



Atto Secondo Leporello vuole andarsene, Don Giovanni non vuole perdere il suo compare e gli offre del denaro che viene accettato dal servo ignaro del fatto che il padrone gli concede soldi per trarre ulteriori vantaggi. Egli vuole coinvolgerlo in un’altra impresa: il travestimento. Invaghitosi della cameriera di Donna Elvira, crede che sia più conveniente presentarsi con gli abiti di Leporello. Allo stesso modo, celandosi dietro gli abiti del servo, convince Donna Elvira del suo amore. Partita la nobidonna col servo, Don Giovanni canta alla cameriera, quando sopraggiunge Masetto accompagnato da alcuni paesani vogliosi di vendetta. Il falso Leporello dà loro indicazioni errate e rimasto solo con Masetto lo schernisce. Zerlina consola lo sposo mentre il vero Leporello cerca di fuggire dal posto in cui è con Donna Elvira, ma incontra Zerlina, Masetto, Donna Anna e Don Ottavio; i quali, scambiatolo per Don Giovanni, lo aggrediscono. Così l’uomo svela la sua vera identità (Viver lasciatemi per carità) lasciando gli altri confusi. Don Giovanni è giunto in un cimitero, quando una voce lo ammonisce : “Di rider finirai prima dell’aurora” , è l’oracolo della Statua del Commendatore. Don Giovanni, dopo iniziale timore, si fa burla di quanto accaduto e chiede a Leporello di invitare la voce-statua a cena e lui “Signor, il padron mio, badate, non io, vorria con voi cenar”, e la Statua china la testa ed acconsente. Don Ottavio chiede a Donna Anna di sposarlo, ma la donna rifiuta. Don Giovanni è nel suo palazzo, sta cenando ed scolta musica, quando la Statua del Commendatore giunge in scena. Don Giovanni sembra forte, ma non vuole pentirsi (“Pentiti, scellerato!”, “No!”, “Cangia vita!”, “No!”) e sprofonda tra le fiamme sotto lo sguardo impaurito del suo servo. Il Coro punisce con le parole del canto Don Giovanni, peccatore. Sulla scena giungono gli altri, chiedendo a Leporello del padrone. Questo gli racconta quanto accaduto. Donna Elvira prenderà i voti, Donna Anna non sposa Don Ottavio e gli chiede di aspettare che passi il suo dolore. Insieme concludono con un coro sull’antica canzone che condanna un miscredente a non lasciare rimpianti.


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DI "GIOVINETTE CHE FATE ALL'AMORE"
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